L’ansia non è (ancora) paura
L’ansia è una reazione emotiva, istintiva e naturale del nostro corpo al cospetto di situazioni percepite come minacciose. Diversamente dalla paura, che si attiva in risposta a un pericolo imminente, l’ansia è spesso attivata dall’anticipazione di un pericolo futuro (Öhman, 2008). Le situazioni che tipicamente attivano ansia sono quelle in cui sono minacciati scopi o valori che l’individuo ritiene essenziali per la sua esistenza.
Le minacce
La minaccia può essere alla vita fisica (per es. la minaccia di morte o di malattia), all’esistenza psicologica (per es., la perdita di libertà o di sicurezza) oppure la minaccia può essere diretta a qualche altro valore che la persona ritiene prioritario nella sua esistenza (per es., il successo, l’amore, il bisogno di appartenenza) (May, 1977).
La percezione di un evento negativo incombente attiva negli esseri umani una risposta complessa che implica aspetti cognitivi, emotivi, reazioni fisiologiche e comportamentali tipici.
Preoccupazione e apprensione
Dal punto di vista cognitivo, la persona manifesta preoccupazione, ipervigilanza, focalizzazione selettiva dell’attenzione sui possibili segnali di pericolo e pensieri relativi alla minaccia percepita. Dal punto di vista emotivo, la persona sperimenta uno stato di apprensione, che si accompagna alle manifestazioni somatico-vegetative con cui il corpo prepara l’organismo ad affrontare il pericolo, come tensione muscolare, iperventilazione, e aumento della frequenza cardiaca. (Robinson et al., 2013).
Questo complesso di reazioni sollecita comprensibilmente risposte comportamentali orientate al fronteggiamento della minaccia. Di fronte a una minaccia per la sopravvivenza, per la salute o per altri scopi fondamentali per l’individuo, la reazione d’ansia non solo è naturale ma anche adattiva poiché mette l’organismo nelle condizioni ottimali per fronteggiare il pericolo.
Solitamente, l’ansia è tanto più intensa quanto più la persona ritiene il pericolo probabile, imminente e grave, quanto più valuta di non avere risorse sufficienti per fronteggiarlo oppure percepisce di non avere la possibilità di ricorrere all’aiuto esterno in caso di necessità (Perdighe & Gragnani, 2021).
Di fronte agli esami
Per esempio, uno studente che teme la bocciatura a un esame sperimenterà tanta più ansia quanto più ritiene che la bocciatura all’esame significhi esporsi a una brutta figura di fronte al docente e agli altri compagni di corso e sia causa di umiliazione o critica da parte dei genitori (gravità). Inoltre, sarà tanto più intensa quanto più la bocciatura verrà ritenuta probabile (probabilità) e tenderà a raggiungere l’intensità massima in prossimità dell’esame (imminenza). L’ansia sarà ridotta dalla percezione di essere ben preparati per affrontare l’esame (potere di fronteggiamento) o dall’immaginare il docente come una persona benevola o di aiuto in caso di necessità piuttosto che come una persona critica e severa (aiuto degli altri). Dunque, un livello di ansia elevato si manifesta quando si effettuano previsioni negative di natura catastrofica riguardo alla situazione per effetto della sopravvalutazione del pericolo e della sottovalutazione della propria capacità di fronteggiarlo.
Evitare non serve
Inoltre, quanto più la persona sperimenta ansia, tanto più tenderà a mettere in atto comportamenti di evitamento delle situazioni che attivano questa emozione. L’evitamento, sebbene provochi effetti positivi nel breve termine, gioca un ruolo cruciale nel mantenimento dell’ansia nel lungo termine. Infatti, evitando di esporsi alle situazioni considerate rischiose, la persona non ha la possibilità di rivedere le sue convinzioni riguardo alla gravità della minaccia e/o non ha la possibilità di sviluppare abilità utili per fronteggiarla.
Dunque, pur essendo una reazione naturale in situazioni di pericolo, l’ansia diventa patologica quando è eccessiva in termini di frequenza, durata e intensità, sproporzionata rispetto alla situazione e interferisce con il normale funzionamento quotidiano, compromettendo il benessere e la qualità della vita (APA, 2013).
Quando diventa una patologia
Poiché gli stati d’ansia “normali” possono talvolta tramutarsi in qualcosa di nocivo per il benessere, è bene fare attenzione e non sottovalutare alcuni segnali importanti. Secondo le indicazioni fornite nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5; APA, 2013), nei disturbi d’ansia, la sintomatologia risulta eccessiva e persistente rispetto allo stadio di sviluppo, divergendo da un quadro di ansia adattiva. I principali disturbi d’ansia descritti sono il Disturbo d’ansia generalizzata, il Disturbo di panico, l’Agorafobia, il Disturbo d’ansia sociale e la Fobia specifica. Se l’ansia è il comune denominatore di queste condizioni, l’oggetto verso cui è riferita e i sintomi sono specifici per ciascuna di esse.
Disturbo d’ansia generalizzata
La caratteristica principale di questo disturbo è uno stato continuo e persistente di preoccupazione per diversi eventi e/o attività, che risulta eccessiva per intensità, durata o frequenza (APA, 2013). L’ansia viene definita “generalizzata” in quanto non è circoscritta a determinate situazioni, ma, al contrario, è estesa a diversi ambiti di vita della persona, come la famiglia, il lavoro, la situazione economica e la salute personale. Le preoccupazioni frequentemente si accompagnano a una sensazione di faticabilità, irrequietezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria, tensione muscolare e sonno disturbato. La persona con disturbo d’ansia generalizzata ha difficoltà a controllare le preoccupazioni e a impedire che queste interferiscano con le attività quotidiane.
Disturbo di panico
Il disturbo di panico (APA, 2013; Perdighe & Gragnani, 2021) è un disturbo d’ansia caratterizzato da attacchi di panico frequenti ed inaspettati. L’attacco di panico è solitamente un episodio di breve durata, caratterizzato dalla presenza di sintomi somatici (es., tachicardia, sudorazione, tremori, dolore al petto, sensazione di soffocamento, nausea, vertigini, brividi) e cognitivi (paura di perdere il controllo o di morire). La comparsa di un attacco di panico può verificarsi sia a partire da uno stato ansioso che da uno stato di quiete, e può dunque essere vissuto come inaspettato, senza che vi sia un esplicito evento scatenante. In genere, chi ha avuto uno o più attacchi di panico può sviluppare una preoccupazione persistente per l’insorgere di altri attacchi o per le loro conseguenze (per es., perdere il controllo, avere un attacco cardiaco, “impazzire”) e mostrare una tendenza a evitare luoghi o attività che secondo la persona possono favorire l’insorgere di un attacco di panico (per esempio, l’evitamento dell’esercizio fisico oppure di situazioni non familiari). Il disturbo di panico può occorrere in concomitanza con l’agorafobia.
Agorafobia
L’agorafobia (APA, 2013; Perdighe & Gragnani, 2021) è un disturbo caratterizzato dall’emergere di marcata ansia in luoghi o situazioni dai quali potrebbe essere difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto. Le situazioni in cui si manifestano i timori agorafobici sono le più svariate. L’agorafobia non riguarda solo il timore di trovarsi in spazi aperti ma anche il timore di trovarsi fuori casa da soli, in spazi chiusi (per esempio, negozi, teatri, cinema), di essere in mezzo alla folla o in coda o di viaggiare in automobile o con altri mezzi di trasporto, come treni, aerei o autobus (Gragnani & Mancini, 2010). Le situazioni temute sono solitamente evitate oppure sono sopportate con molto disagio o con il timore che si verifichi un attacco di panico e non di rado sono affrontate con la presenza di un accompagnatore.
Disturbo d’ansia sociale
Nel disturbo d’ansia sociale (APA, 2013; Perdighe & Gragnani, 2021), la paura e l’ansia sono innescate da situazioni sociali, nelle quali l’individuo si sente esposto al possibile giudizio degli altri. Esempi di situazioni includono interazioni sociali (per esempio, avere una conversazione, incontrare persone sconosciute), essere osservati (per esempio, mentre si mangia o beve), ed eseguire una prestazione di fronte agli altri (per esempio, fare un discorso). La caratteristica principale è la paura di essere criticati o rifiutati dagli altri. Alla base di questo timore vi è da un lato un forte desiderio di fare una buona impressione agli altri e dall’atro una marcata incertezza riguardo al raggiungimento di questo scopo, in quanto la persona spesso crede di essere debole e socialmente inadeguata (Blöte et al., 2014). Sebbene un certo grado di apprensione in situazioni sociali è del tutto comune, le persone con fobia sociale presentano un’ansia così intensa che spesso finiscono per evitare la maggior parte delle situazioni sociali o vi si espongono con grande sofferenza e disagio, tentando di minimizzare e/o nascondere il proprio stato di malessere.
Fobia Specifica
La fobia specifica (APA, 2013) è caratterizzata da una paura o ansia marcata e persistente verso un oggetto o una situazione ben circoscritti, come le altezze, alcuni animali, gli aghi o il volo. Questi stimoli vengono attivamente evitati o affrontati con intensa paura o ansia. L’intensità della risposta può variare in funzione della vicinanza allo stimolo fobico e può talvolta manifestarsi come un attacco di panico, completo o parziale. Il livello di paura o ansia può essere influenzato anche da fattori contestuali, come la presenza di altre persone, la durata dell’esposizione o ulteriori elementi percepiti come minacciosi (Eaton et al., 2018). L’insorgenza della fobia può anche essere legata a esperienze dirette traumatiche (es. essere attaccati da un animale, restare bloccati in ascensore), all’osservazione di eventi traumatici vissuti da altri, oppure alla comparsa di un attacco di panico inaspettato in una determinata situazione, che viene in seguito evitata.
Risorse
Opuscoli di auto-aiuto
Ansia generalizzata. Una guida per capirla, affrontarla, gestirla. https://viveremeglio.enpap.it/wp-content/uploads/2022/09/enpap-ansia-generalizzata-mobile-1.pdf
Ansia sociale. Una guida per capirla, affrontarla, gestirla. https://viveremeglio.enpap.it/wp-content/uploads/2022/09/enpap-ansia-sociale-mobile-1.pdf
Ansia per le malattie. Una guida per capirla, affrontarla, gestirla. https://viveremeglio.enpap.it/wp-content/uploads/2022/09/enpap-ansia-malattie-mobile-1.pdf
Disturbo di panico. Una guida per capirlo, affrontarlo, gestirlo. https://viveremeglio.enpap.it/wp-content/uploads/2022/09/enpap-panico-mobile-1.pdf
Libri
Piacentini, D., & Leveni, D. (2025). Quaderno di esercizi per vincere l’ansia generalizzata. Erickson.
Baroni, D., Caccico, L., Ciandri, S., Di Gesto, C., Di Leonardo, L., Fiesoli, A., Lauretta, F., Lebruto, A., Policardo, G. R., & Rosadoni, M. (2021). Quaderno di esercizi per vincere l’ansia sociale. Erickson.
Leahy, R., L. (2007). Sette mosse per liberarsi dall’ansia. Raffaello Cortina.
Siegel, D. J. (2022). Meditazione mindfulness. Un programma in 21 giorni. Raffaello Cortina.
Harris, R. (2010). La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere. Erickson.
Podcast
State of Mind. Perché mi vengono gli attacchi di panico? Comprendere la paura della paura. https://open.spotify.com/episode/1sWLBnZ9NHxpGrKMszcTo7?si=e9a3876526b5439a
State of Mind. Parlare in pubblico che vergogna! Dalla paura del giudizio alla fobia sociale. https://open.spotify.com/episode/55UrS8HPXbk5sS0kbehXs1?si=5f377d1944934ed6
State of Mind. Sono una persona ansia e sapone. https://open.spotify.com/episode/4vVkSF0YmpvJvUUvVSnNmm?si=e578da34aacf4c05
State of Mind. Il rimuginio. https://open.spotify.com/show/6WHvs1UhYtVqNLSTiZCyz1?si=4987527b31ac46a3
Bibliografia
American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). American Psychiatric Publishing.
Blöte, A. W., Miers, A. C., Heyne, D. A., Clark, D. M., & Westenberg, P. M. (2014). The relation between social anxiety and audience perception: Examining Clark and Wells’ (1995) model among adolescents. Behavioural and Cognitive Psychotherapy, 42(5), 555–567. https://doi.org/10.1017/S1352465813000271
Eaton, W. W., Bienvenu, O. J., & Miloyan, B. (2018). Specific phobias. The Lancet. Psychiatry, 5(8), 678–686. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(18)30169-X
Gragnani, A., & Mancini, F. (2010). Il disturbo di panico e l’agorafobia. In Mancini, F., Perdighe, C. (a cura di), Elementi di psicoterapia cognitiva, 2° ed. Fioriti Editore.
May, R. (1977). The meaning of anxiety. Revised edtion. W.W. Norton (prima ed. 1950, Ronald, New York).
Öhman, A. (2008). Fear and anxiety: Overlaps and dissociations. In Handbook of emotions, 3rd ed (pp. 709–728). The Guilford Press.
Perdighe, C., & Gragnani, A. (2021). Psicoterapia Cognitiva. Comprendere e curare i disturbi mentali. Raffaello Cortina.
Robinson, O. J., Vytal, K., Cornwell, B. R., & Grillon, C. (2013). The impact of anxiety upon cognition: Perspectives from human threat of shock studies. Frontiers in Human Neuroscience, 7. https://doi.org/10.3389/fnhum.2013.00203.

