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Impariamo la comunicazione assertiva

Differenti stili comunicativi

La comunicazione assertiva è una competenza fondamentale per instaurare relazioni positive e soddisfacenti (Omura et al., 2017). Ognuno di noi possiede delle capacità comunicative di base che possono essere ulteriormente potenziate. Il primo passo in questa direzione consiste nel comprendere come ci esprimiamo abitualmente nelle relazioni con gli altri. Può capitare, per esempio, che nelle relazioni tendiamo a reprimere i nostri bisogni e sentimenti per paura di deludere o ferire gli altri, oppure, al contrario, insistiamo nel fare valere le nostre opinioni o i nostri bisogni a discapito di quelli altrui. Sebbene entrambe le modalità possano apparire vantaggiose nel breve termine, nel lungo periodo risultano controproducenti e compromettono la qualità delle relazioni. Un’alternativa efficace è rappresentata dalla comunicazione assertiva, una forma di comunicazione che si basa sul riconoscimento dei propri bisogni e delle proprie emozioni e sulla capacità di comunicarli agli altri, mantenendo al contempo una relazione positiva con loro (Galeazzi & Porzionato, 1998).

Tale abilità include la legittima espressione dei propri diritti, interessi, sentimenti e convinzioni, evitando la violazione o negazione dei diritti altrui (Alberti & Emmons, 1977). Durante la lettura ti invitiamo a riflettere sulle tue interazioni abituali e a considerare quale stile comunicativo adotti più frequentemente nei diversi contesti.

Lo stile passivo

La comunicazione passiva è caratterizzata dalla tendenza a non esprimere i propri sentimenti, bisogni e opinioni. Le persone con questo stile comunicativo tendono a non dare il giusto valore alle proprie ragioni e alle proprie emozioni, a dare priorità ai desideri e ai bisogni dell’altra persona e ad avere difficoltà a rifiutare le richieste. Queste persone tendono a evitare i conflitti per via delle conseguenze negative ipotizzate. Possono temere di suscitare rabbia o di ferire eccessivamente gli altri se non rispondono sempre positivamente a una loro richiesta, di incorrere in giudizi negativi oppure temono che un disaccordo di opinioni, preferenze o bisogni esiti nella rottura della relazione. Sebbene possa sembrare che questo stile abbia dei vantaggi nel breve termine (si ottiene la simpatia e l’approvazione degli altri, si evitano i conflitti nell’immediato ecc.) a lungo andare ha molti costi e svantaggi sul benessere della persona. Innanzitutto, comporta una rinuncia costante ai propri bisogni e desideri e, in secondo luogo, ha come conseguenza la mancata possibilità di stabilire relazioni basate sulla reciprocità e sul rispetto delle necessità di ciascuno.

Per questo motivo, chi ha uno stile passivo sperimenta nel tempo livelli di rabbia e frustrazione sempre maggiori, che spesso non vengono esternati, ma comunque espressi in altre forme, per esempio attraverso il corpo (disturbi gastrointestinali, dermatite ecc.) oppure attraverso l’evitamento dalle relazioni sociali.

Lo stile aggressivo

La comunicazione aggressiva è caratterizzata dalla tendenza a violare i diritti e a ignorare i bisogni altrui e dalla tendenza ad assumere un atteggiamento autoritario, finalizzato al soddisfacimento dei propri bisogni. Le persone con questo stile comunicativo si mostrano irremovibili rispetto alle proprie posizioni, tendono a ritenere di avere sempre ragione, a dominare le altre persone, sminuendone i sentimenti o colpevolizzandole se provano a esprimere bisogni, opinioni o preferenze diverse dalle proprie. Anche in questo caso, chi adotta questo stile comunicativo sperimenta dei benefici a breve termine: ha la sensazione di dominare la situazione poiché riesce a esercitare un controllo sugli altri attraverso la coercizione e soddisfa i suoi bisogni immediati. A lungo andare, però, questi comportamenti, se persistenti e pervasivi, possono portare a un progressivo isolamento sociale e a difficoltà nelle relazioni interpersonali.

Lo stile assertivo, in tre step

Lo stile assertivo (Swee et al., 2018) rappresenta un modo di comunicare che valorizza sia i propri diritti sia quelli degli altri, consentendo di esprimere opinioni, emozioni e bisogni in maniera chiara e rispettosa. La comunicazione assertiva consente la creazione e il mantenimento di relazioni interpersonali più soddisfacenti, favorendo una migliore capacità di gestione dei conflitti e dei confini nelle relazioni. Secondo Marshall Bertram Rosenberg, ideatore di un approccio chiamato Comunicazione Nonviolenta ed Empatica (CNV; Rosenberg, 2017), per comunicare in modo efficace è necessario partire dalla consapevolezza dei propri bisogni e delle proprie emozioni, tenendo però sempre a mente quelli dell’altro. In questo modo sarà possibile formulare o declinare delle richieste in modo empatico, rispettando allo stesso tempo noi stessi e gli altri.

Per esempio, nel far presente all’altra persona una situazione che ci ha creato disagio, comunicare in modo assertivo vuol dire, innanzitutto, descrivere in modo oggettivo ciò che sta accadendo o è accaduto, senza cadere in giudizi sommari sulla persona. Immagina di lavorare con un compagno di università a una tesina da consegnare entro una certa data. Supponiamo che tu non abbia ricevuto ancora la parte del lavoro a cui il tuo compagno avrebbe dovuto lavorare e ciò sta creando difficoltà nell’avanzamento del lavoro. Invece di dire “Non ti stai impegnando abbastanza!” o “Come è possibile che sei costantemente in ritardo?”, potresti affermare: “Durante l’ultima riunione avevamo deciso che avresti inviato la tua parte dell’elaborato entro venerdì, ma non l’ho ancora ricevuta”. In questo modo si espone il fatto concreto, mantenendo il focus sulla situazione specifica senza etichettare l’interlocutore.

Il secondo step consiste, quindi, nel condividere apertamente le proprie emozioni e i bisogni che sorgono in seguito a un determinato evento. Se la mancata consegna dell’elaborato, ad esempio, genera preoccupazione perché compromette la pianificazione del lavoro, è utile esprimere il proprio stato d’animo e il bisogno che ne deriva. Si potrebbe dire: “Non avendo ancora ricevuto il materiale, mi sento preoccupato perché questo ritardo rischia di compromettere la qualità del progetto e il rispetto delle scadenze”. Esprimere le proprie emozioni e i propri bisogni è fondamentale perché permette all’interlocutore di comprendere ciò che si sta provando e di empatizzare con la propria esperienza.

Dopo aver descritto l’accaduto e aver condiviso le proprie emozioni e necessità, diventa fondamentale avanzare una richiesta chiara ma non imperativa. In questo esempio, si potrebbe aggiungere: “Puoi aggiornarmi sulla situazione e, se ci sono dei problemi, possiamo cercare insieme una soluzione per recuperare il tempo perso?”. Questa forma di richiesta lascia spazio al dialogo e dimostra rispetto per l’altra parte, pur evidenziando l’importanza della propria esigenza.

Comunicare emozioni e bisogni

Questo esempio mostra come, partendo dall’osservazione dei fatti, si possano comunicare le proprie emozioni e necessità, e formulare richieste chiare che tengano conto anche delle possibili difficoltà dell’altro. In questo modo, si favorisce un dialogo costruttivo, riducendo il rischio di incomprensioni e contribuendo a creare un ambiente di lavoro collaborativo e rispettoso. Essere assertivi significa, in definitiva, riconoscere i propri bisogni e far valere i propri diritti nel rispetto di quelli altrui. Questa competenza, che si affina con la pratica quotidiana e con percorsi formativi mirati, aiuta a gestire in modo più efficace i conflitti interpersonali, favorendo relazioni più equilibrate e gratificanti.

Risorse

Libri

“Manuale di assertività. Teoria e pratica delle abilità relazionali: alla scoperta di sé e degli altri” di Roberto Anchisi e Mia Gambotto Dessy

“Mi vado bene? Autostima e assertività” di Michele Giannantonio

Articoli

“Oggi non ci sono per nessuno. Come dire di no ad un invito sociale”. State of Mind. https://www.stateofmind.it/2024/03/rifiutare-inviti-sociali/

“People pleasing: perché alcune persone vogliono piacere a tutti i costi agli altri?”. State of mind. https://www.stateofmind.it/2024/02/people-pleasing/

 Video

“La giraffa e lo sciacallo” di Marshall Rosenberg https://www.youtube.com/watch?v=LRBGCpXpJVc&t=6s&ab_channel=SantorsoinTransizione

Podcast

“C’è chi dice no”, ma come si fa? La comunicazione assertiva (1 Dicembre 2022)”. State of Mind. https://open.spotify.com/episode/6tzbZUXhuh4tNerrDoiroN?si=8ad525c82d524435

“Come dire no senza sembrare scontrosi. L’importanza di imparare a porre dei limiti”. Ep. 91. Psicologia e benessere. Il Podcast di Guida Psicologi. https://open.spotify.com/episode/29BCXKwjngOIeEtrH1YeuG?si=1ec0e3dd75ed47be

 “Assertività”. Ep.11. Psicologia e benessere. Il podcast di Guida Psicologi. https://open.spotify.com/episode/0x5cbb3YV0juE5nExWVFc0?si=93e91ffd91b54c24

Bibliografia

Alberti, R. E., & Emmons, M. L. (1977).Your perfect right: A guide to assertive behavior. Impact.

Galeazzi, A., & Porzionato, G. (1998). Oltre la maschera. Introduzione allo studio della personalità. Carocci.

Omura, M., Maguire, J., Levett-Jones, T., & Stone, T. E. (2017). The effectiveness of assertiveness communication training programs for healthcare professionals and students: A systematic review. International Journal of Nursing Studies, 76, 120-128. https://doi. org/10.1016/j.ijnurstu.2017.09.001

Rosenberg, B. M. (2017). Le parole sono finestre (oppure muri). Esserci.

Swee, M. B., Kaplan, S. C., & Heimberg, R. G. (2018). Assertive behavior and assertion training as important foci in a clinical context: The case of social anxiety disorderClinical Psychology: Science and Practice, 25(1), Article e12222. https://doi.org/10.1111/cpsp.12222